
Il biblista Ludwig Monti, appartenente alla comunità monastica di Bose, ha curato un censimento delle domande presenti nei Vangeli. Su 358 interrogativi, quelli formulati da Gesù sono 217.
Le domande di Gesù sono distribuite in 136 brani: 111 sono rivolte ai discepoli, 51 agli uomini religiosi, 20 alla folla, 9 a persone malate, 25 ad altri e una a Dio. Nel Vangelo di Marco ci sono 61 domande, in quello di Matteo 40, in Luca 25 e in Giovanni 48.

Nel Vangelo di Luca (Lc 2,41-52) si narra di come, appena dodicenne, Gesù si fosse sottratto all’attenzione dei genitori per recarsi nel Tempio di Gerusalemme.
Qui, Maria e Giuseppe l’avevano trovato «seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava».

Ai genitori che gli domandano spiegazioni, Gesù replica: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».

Anche nel Vangelo di Giovanni le prime parole pronunciate da Gesù corrispondono a una domanda.
Rivolgendosi alla folla che ha iniziato a seguirlo su indicazione del Battista, Gesù chiede: «Che cosa cercate?» (Gv 1,38).

Il Vangelo di Marco è quello con il più alto numero di domande: in media, quattro in ogni capitolo.
Il cuore di questo Vangelo può essere individuato nell’interrogativo che Gesù pone ai discepoli: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mc 8,29).

La stessa domanda, senza variazioni, si trova nel Vangelo di Matteo: «Chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.
Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”» (Mt 16,13-15).

Una delle domande più significative, per il credente, può essere rintracciata in Mc 10,51: «Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”».
Nel brano di Marco, Gesù pone il quesito a Bartimeo, cieco dalla nascita, spingendolo a prendere coscienza della propria volontà di vita piena.

Gesù può porre anche domande retoriche, che contengono in loro stesse la risposta. Ne troviamo un esempio in Gv 18,11: «Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?”».
Al momento dell’arresto, quando Pietro reagisce mozzando l’orecchio a un servo del sommo sacerdote, Gesù sottolinea ancora una volta che non è venuto per compiere la sua volontà, ma quella del padre.

Nei Vangeli di Marco e Matteo, poco prima di spirare, Gesù pronuncia questa domanda in aramaico: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?» (cioè “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, cfr. Mc 15,34 e Mt 27,46).
La frase cita alla lettera il Salmo 22 (o 21), che descrive la sofferenza e l’abbandono del giusto. Benché solo e ormai morente, Gesù rivolge al Padre un’ultima invocazione, non per accusarlo, ma per affidargli il suo spirito, in un estremo gesto di fede.